Buonsalve, scusate il ritardo ma causa impegni mi ero completamente dimenticato del capitolo di ieri! Perdono ._. Ma eccolo qui, tutto per voi! Buona lettura! 😀

-Khaos

Xanto entrò nella stanza delle riunioni subito appena dopo la capogilda. Il salone, appena costruito, era abbastanza grande per poter tenere riunioni con l’intera gilda e anche diversi ospiti.

Il chierico chiuse la porta dietro di sé cercando di non fare troppo rumore. Anche con tutta l’attenzione di Xanto, però, lo schiocco della serratura sembrò comunque rimbombare per l’intera base.

«Allora, parlamene» ordinò Blue, sedutasi a capotavola sulla grossa sedia in legno pregiato, facendo cenno all’altro di fare lo stesso dalla parte opposta del tavolo.

Xanto non sapeva quanto di tutto quello che stava succedendo fosse un semplice role-play di Blue, e quanto invece fosse la sua vera capogilda.

Senza discutere il chierico prese posto e si schiarì la voce prima di parlare, quasi in posa con il mento appoggiato al pugno. Sganciò la solita serie “sguardo-sorriso-sguardo” che più volte aveva fatto sciogliere ogni suo interlocutore, uomo o donna che fosse. Ma quella volta non sembrò aver nessun effetto su Blue, se non quello di farle rilanciare uno sguardo spazientito mentre il ticchettio nervoso delle sue unghie sul tavolo si faceva sempre più insistente.

Subito Xanto, che non era uno stupido, si ritrasse mettendosi composto sulla sedia. Per un momento aveva abbassato la guardia, convinto di star trattando con una gatta; ma di fronte a sé aveva un drago, e non poteva permettersi di farsi sbranare. Non così presto, almeno.

«Allora, vuoi farmi aspettare ancora per molto?» domandò Blue spazientita dal lungo silenzio di Xanto.

«No, no, ci mancherebbe… capo» rispose Xanto cercando di darsi un tono. «Come richiesto, ho iniziato a farmi un giro a sud, partendo da Damathia. Anche chiedendo in giro non ho trovato un briciolo di informazioni. Era come se stessi chiedendo di cose immaginarie. Diciamo che un po’ me lo sono chiesto pure, non è che mi raccontate solo delle frottole? Chiunque sano di mente sarebbe arrivato alla mia conclusione all’inizio. Dal tuo sguardo sembra che tu non sia d’accordo, ma hai idea di quanto sia difficile trovare informazioni su quei tizi? Che domanda stupida, certo che lo sai… Te lo avrà detto Orange. Sono sicuro che tu abbia lasciato istruzioni pure al nostro genio della tecnologia. Ma non importa quanto sia bravo quel ragazzone, Elysium non si lascia scappare certe informazioni con facilità; è una difficile da convincere… o da sedurre. Alla fine non siete così diverse voi due»

Blue non cambiò minimamente espressione, facendo capire che il commento era completamente fuori luogo e che la sua pazienza aveva un limite. Senza che aprisse bocca, Xanto capì immediatamente la situazione e continuò col suo racconto.

«Ho iniziato a girare intorno a Damathia e ai luoghi che avete visitato durante i vostri primi livelli, e a proposito, mi dovete un po’ di Pergamene del Teletrasporto. Comunque, ho provato a usare un po’ delle mie abilità per capire qualcosa di più, ma non c’è stato modo. NPC, Ville, altri giocatori, nulla. Da lassù» disse Xanto puntando un dito al cielo, insinuando a qualcosa di “divino” «non c’è stata nessuna risposta o indizio. E ti avverto, se Elysium non è intenzionata a darmi informazioni direttamente, ci sono solo due motivi: o non è mio destino saperlo, oppure farlo metterebbe tutto a rischio.»

«E secondo te» lo interruppe Blue interessata «quale delle due opzioni è quella più probabile?»

«Chi lo sa. In ogni caso, non sono mai stato uno che si lascia mettere le briglie, non so se mi spiego» sorrise Xanto, quasi tentato ad ammiccare, ma si fermò d’istinto all’ultimo. «Io dico solo che potrebbe essere una pessima idea continuare su questa linea, ma per mia fortuna qui sei tu il capo, quella disposta a mettere a repentaglio l’intera gilda. Quindi sta a te decidere se vuoi accompagnarmi nella tana del Bianconiglio. Ma attenzione, non ci sono uscite di sicurezza.»

Blue sorrise appena e a Xanto si illuminarono per un attimo gli occhi quando vide di essere riuscito a rubare un sorriso sfuggente dal viso serio della ragazza.

«Accompagnarti, eh? Questo significa quindi… che tu sai già qualcosa, o mi sbaglio?» domandò la giovane.

«Acuta, come solo il nostro capo potrebbe essere. Come dicevo, sono un Occhio di Dio, ma non mi piace quando mi vengono imposte delle barriere. Prima di tutto sono uno spirito libero, io. Quindi ho iniziato a scavare un po’ e sono venute fuori cose interessanti. Ma penso che più che risposte, queste informazioni porteranno solo ad altre domande.»

«Questo non sta a te giudicarlo.»

«E sia. Questo è quello che ho scoperto sui TheSociety.»

***

«Black!» KAlpha correva a perdifiato i lunghi corridoi della basilica. Il buio, appena illuminato dalle candele fluttuanti qua e là, era pressoché completo, tanto da rendere quasi impossibile delineare con precisione i contorni di quei soffitti scolpiti. «Black! Black!» continuò a gridare il ragazzo dai capelli argentei «Dove sei finito, per dio, Black!»

I suoi passi rimbombavano a lungo negli ampi spazi di quel luogo. Era probabile che quell’ala della Villa fosse abbastanza grande da poter contenere da sola tutta Villa Seconda e probabilmente sarebbe avanzato anche dello spazio.

Dove sei quando mi servi?!”, pensò maledicendo Black per essersi assentato proprio in un momento come quello. Era sempre stato raggiungibile, anche quando non ce ne era nemmeno la necessità. Ora, invece, non rispondeva nemmeno ai messaggi privati. Anzi, li aveva del tutto bloccati.

Trovarlo là dentro non sarebbe di certo stato uno scherzo. Quella cattedrale aveva decine di stanze e numerosi corridoi anche più lunghi di quello che stava percorrendo.

Ma sì, perché non costruiamo un’ala come un’imponente e immensa cattedrale gotica simile a un labirinto, in cui ognuno può andare a perdercisi nei momenti meno opportuni. Cosa mai potrebbe andare storto?”, pensò lamentoso, ricordando il momento in cui Black aveva proposto la costruzione di quel luogo.

Il rombo di un tuono lontano ruppe il silenzio che lo circondava. KAlpha frenò di colpo la sua corsa e si voltò nella direzione da cui proveniva il suono. Un secondo frastuono fu sufficiente al ragazzo per capire dove dovesse dirigersi.

Riprese a correre chiamando Black a squarciagola, fino a che all’improvviso si voltò a destra e aprì con forza il pesante portone in legno che si trovò di fronte. La luce all’interno quasi non lo abbagliò. L’ambiente era del tutto cambiato, presentandosi come una specie di arena desertica che si estendeva fino all’orizzonte, con diverse protuberanze di pietra qua e là. Al posto del soffitto c’era un cielo azzurro e senza nuvole che faceva da cupola a quello strano luogo. Era come se fossero riusciti a inserire un’intera regione all’interno di una sola stanza.

Non appena KAlpha fece il suo ingresso gridando il nome di Black, capì di aver fatto un errore. Di fronte a lui, distanti qualche decina di metri, c’erano Black e Noah che lo fissavano indispettiti, terminando all’istante ciò che stavano facendo. KAlpha rimase un momento fermo, come se avesse fatto qualcosa di che sarebbe stato meglio evitare. Sembrava aver appena interrotto uno scontro tra i due.

E non uno scontro normale.

Non era la prima volta che vedeva Black in tenuta da combattimento completa, ma erano passati almeno cinque anni dall’ultimo scontro in cui aveva sfoggiato tutto l’equipaggiamento. Anche durante gli sporadici allenamenti con Innaxe spesso indossava solo il minimo indispensabile, usando armi e armature di seconda mano.

In quel momento, invece, aveva di fronte il Black che, un tempo, terrorizzava i campi di battaglia di tutto Atlas.

La capigliatura afro, gli occhi coperti dai grandi occhiali scuri, il petto nudo a mostrare i segni indelebili delle battaglie passate. E soprattutto Ukufa Kuyehla, la sua spada prediletta, stretta tra le sue mani. Un’arma simile a una katana, che ai più poteva non dire nulla ma per KAlpha era una quasi una visione mistica. Era davvero raro vederla sguainata e pronta per lo scontro.

«Black! È importante!» esclamò il ragazzo ripresosi, quasi usando l’urgenza come una scusa per l’interruzione, più che una semplice informazione.

Black sospirò rumorosamente tanto che le sue narici si allargarono visibilmente.  Rinfoderò con delicatezza Ukufa Kuyehla, poi allungò la mano destra e all’istante una sostanza nera lo ricoprì, andando a prendere la forma del suo tipico vestito scuro, coi capelli perfettamente in ordine e i soliti piccoli occhiali da vista.

«Non male» commentò Noah quasi per deriderlo «un altro dei tuoi trucchetti?»

«Costume Cangiante, cambia i preset dei costumi istantaneamente. Lo vendono a poco nello shop, dovresti informarti di più.»

«Di quelle stronzate cosmetiche? No grazie. È un vero peccato essere stati interrotti… Proprio ora che stavamo per cominciare. Immagino che a questo punto dovremo rimandare.»

Black guardò KAlpha per qualche istante e capì che la situazione richiedeva la sua attenzione.

«Immagini bene, amico mio.» disse, rispondendo a Noah, mentre si dirigeva con calma verso l’uscita della stanza.

Malgrado in quel momento non avesse assolutamente voglia di prendere parte a qualunque cosa stesse accadendo, era suo compito risolvere certi problemi.

I problemi della gilda…”, pensò Black, sospirando nuovamente. «Ora riprendi fiato e seguimi da qualche altra parte, così mi spieghi cosa sta succedendo» disse con la sua solita tranquillità Black poggiando una mano sulla spalla di KAlpha. I due si diressero fuori dalla stanza-deserto, chiudendosi la porta alle spalle.

Noah, ormai solo, sbuffò e si lasciò cadere seduto su uno dei massi che spuntavano qua e là dalle sabbie dorate del luogo. Lanciò un rapido sguardo dietro di sé. Dietro la duna, a poca distanza, il terreno era pieno di profondi crateri risultanti dal breve scontro di poco prima.

«Uff…» sospirò l’uomo annoiato «spero non creda davvero che mi metterò a riordinare tutto questo macello.»

***

Era buio ormai da un pezzo quando Plum decise di lasciare Camelia nella stalla. Aveva fatto pressioni a Red e Orange perché inserissero la struttura nella base immediatamente anziché aspettare il mattino seguente, ma alla fine era riuscita a convincerli. Probabilmente li aveva presi per sfinimento, ma non le importava.

«Buonanotte!» disse alla cerva che sembrò quasi ricambiare con un leggero inchino del capo.

Felice della sua nuova cavalcatura, Plum uscì all’aperto, dove venne investita dalla brezza fresca della sera di Myadi. Respirò profondamente l’aria di montagna immaginandosi i pascoli e i picchi che la circondavano. Sapeva che era tutto frutto della sua mente, una menzogna creata dalla TechMask e dalla tecnologia al suo interno.

Ma dopotutto, chi se ne frega…”, pensò la giovane. Assaporando quel momento, le poteva percepire perfettamente e senza alcun dubbio l’essenza delle montagne, esattamente come quando, anni prima era andata davvero in cima a un monte molto simile a quello su cui si trovava Myadi.

Se le percezioni erano le stesse, quindi, non vedeva perché non avrebbe dovuto accettare quella menzogna, perché non avrebbe dovuto godere di quel momento come se fosse “reale”.

Erano molti i detrattori della realtà fin troppo aumentata delle TechMask. C’erano – poche – persone che rifiutavano quella tecnologia e che pwe questo ripudiavano NEXT, tanto che in alcune situazioni qualcuno era arrivato a manifestare per strada il suo odio per quel gioco. Altri, più moderati, semplicemente sembrano non dare troppo peso alla realtà virtuale o semplicemente abbassano la sensibilità della TechMask al minimo. In questo modo, rendevano tutta l’esperienza più “finta”.

Per Plum, però, una pratica del genere era come un pugno nello stomaco. Soprattutto in quel momento, con la TechMask nuova regalatale da Mr Black. Con che coraggio le persone dicevano addio ai colori, alle sensazioni, ai sapori di NEXT? Per lei era impensabile staccarsi da quel mondo. Come faceva alla combattere se non poteva percepire l’essenza dello scontro, il sangue misto a terra che colava caldo e lento sul suo corpo, il fiato affannato, l’odore di bruciato nelle narici o la sensazione delle lame che attraversano il suo corpo.

Come poteva combattere se non poteva temere ciò che aveva di fronte. Se non poteva godere di quello che stava facendo.

Quella era la sua filosofia, ed era sicura che fosse grazie a quelle sensazioni che era arrivata a quel livello. Prima era relegata a un ruolo secondario, all’ombra degli altri. Non aveva mai osato mettersi contro i suoi “amici”, se così poteva definire le persone con cui stava prima di diventare Plum.

Non era mai riuscita brillare, ad essere chi voleva. Poi però, la svolta. Lei ora era Plum, lei si sentiva Plum in tutto per tutto. “La Strega”, la chiamavano terrorizzate le sue prede; e così voleva che fosse. Aveva dimostrato a tutti che non era semplicemente un tappabuchi, ma che lei sentiva lo scontro dentro di sé, che faceva parte di lei fin nelle sue viscere.

Era felice di aver trovato nei Rainbows un posto dove potersi, in un certo senso, esprimere. Non che si sentisse ancora del tutto a suo agio, quello era certo. Però almeno con Blue sentiva di aver creato forse un qualcosa di simile a un legame. Pensò che dopotutto anche con Red sembrava esserci stato qualcosa. Lei capiva il ragazzo molto più di quanto l’altro credesse.

L’aveva visto nella foresta, durante lo scontro con la gilda dei cacciatori di taglie. Ancora nemmeno si conoscevano, non si sarebbero nemmeno dovuti incontrare dato che gli era pure stato vietato da Black, ma già erano in sintonia. Una cosa che non le era mai capitata con nessun altro prima dei Rainbows.

«Bah, direi ora basta» si disse Plum parlando da sola a voce alta. Si stiracchiò portando in alto le braccia e si preparò per disconnettersi.

Stava per aprire il menù quando un simbolo luminoso apparve in basso sulla schermata. Era il simbolo di una missione.

Una quest?”, si domandò la ragazza. A quell’ora? In quel luogo? Non aveva fatto nulla, non aveva senso ricevere la notifica di una missione.

«Uff, meno male che ho fatto in tempo. E io che pensavo di perdermelo.»

Plum si voltò di scatto e vide sul ciglio della porta della base Xanto, che la fissava misterioso col suo solito sorriso. Perché quel tizio continuava a guardarla costantemente da quando erano tornati? Cosa voleva da lei? La cosa la irritava particolarmente.

«Cosa-» cercò di dire Plum ma l’altro la interruppe immediatamente.

«Non è importante, apri e accetta la missione»

«Missione? E tu che ne sai?» domandò Plum.

«Uff… voi con tutte queste vostre domande su come faccio o come non faccio. Quante volte dovrò spiegarvi che io so, non c’è bisogno di continuare a chiedere inutilmente. Sono l’Occhio di Dio, l’apostolo della conoscenza! Apri quella missione forza, sono curioso, ci stanno aspettando»

Chi ci sta aspettando?”, avrebbe voluto chiedere la ragazza, ma sapeva che sarebbe stato tutto inutile e che non avrebbe ricevuto che un’altra risposta egocentrica.

Xanto ti ha invitato in un gruppo. Accetti?

Plum digrignò per un momento i denti. Odiava l’atteggiamento di Xanto, sempre tranquillo come se sapesse tutto. Era forse anche peggio di Red quando ci si metteva. Ma era troppo curiosa e il chierico sembrava capirci qualcosa.

Richiesta accettata. Gruppo formato.

In silenzio coi pugni stretti, Plum aprì la missione. Improvvisamente la schermata del supporto le apparve di fronte mostrando righe su righe di scritte a lei incomprensibili. Sembravano codici, lettere e numeri senza un senso preciso, che scorrevano velocemente di fronte ai suoi occhi. Ci volle qualche istante, poi la finestra si stabilizzò mostrando il messaggio.

Dietro di lei, la bocca di Xanto si allargò in un sorriso di soddisfazione mentre teneva gli occhi fissi alle spalle di Plum, disorientata dalla schermata rossa di fronte a sé.

Anomalia trovata.

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